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 kayak » racconti » Grand Eyvia 9 Luglio 2006

Finalmente la Grand Eyvia

Domenica scorsa ho finalmente affrontato un signor fiume, che desideravo fare da tantissimo tempo,

la Grand Eyvia!

Un bel fiume alpino tecnico che da Cogne scorre verso il fondovalle in una bella gola stretta.

Unico grande rammarico per il fiume: i numerosi tondini e rifiuti di ferro che rovinano la prima parte (rendendo la discesa pericolosa).

Unico grande rammarico mio, ho fatto la rapida piu` bastarda di tutto il tratto a testa in giu`. Qualcuno valuta quella rapida come V+ altri lo chiamano impraticabile.

Io posso solo dire di aver comprato un eccellente casco che ha assorbito degnamente il pietrone sul quale sono atterrato.

La prossima volta mi sa che `e meglio che trasbodi quel passaggio.

Ecco unbreve resoconto.

Mi incontro la domenica mattina con un nutrito gruppo di canoisti che  era in valle gia` dal giorno prima. Tra questi alcune facce note, come Lorenzo Bordoni, Toto, Danilo del CCN, e altri personaggi tra cui Marco Panebianco con la sua Volvona Rossa. Lui non lo avevo mai conosciuto ma mi `e capitato un sacco di volte di fermarmi all'autogrill di Novara e vedere la sua auto parcheggiata con le canoe sopra.

Si parte per fare la Grand Eyvia ma con mia sorpresa ci ritroviamo solo in quattro, oltre a me Marco, Danilo e un Toto di pessimo umore.

Ora il problema `e che la Grand Eyvia non `e... con tutto il rispetto.... il Ticino, e scopro che del gruppo l'unico ad averlo fatto una volta sola e tanto tempo fa e` proprio Marco.... Durante la salita Lorenzo che si presta per farci il recupero ci spiega i passaggi salienti.

Io comincio a farmi silenzioso e accendo i miei due neuroni, quei due buoni che mi sono rimasti e che  uso solo nelle occasioni che contano. Il primo manda a nastro il messaggio "Busto in avanti!", l'altro il messagio "Cazzo... PAGAIA!"

Imbarco alla confluenza con il Valtonney, il livello `e giusto, medio forse medio basso.

Io vorrei dire, ragazzi, non lasciatemi per ultimo ma non lo dico e mi ritrovo io a chiudere per quasi tutta la discesa.

Il primo passaggio `e un artificiale con tanti di quei tondini che sembra un porcospino, la prossima volta lo trasbordo, ma se qualcuno lo volesse fare consiglio tutto a destra come ho fatto io, li c'e` una sorta di scivolo.

Dopo poche centinaia di metri il primo vero passaggio. Lo guardiamo, avrei anche una mezza idea di farlo, ma poi vedo Marco che lo fa e tentenna un attimo. Allora io e Danilo decidiamo di trasbordarlo mentre Toto che non `e in giornata decide saggiamente di uscire.

Il passagio successivo non `e niente di terribile ma c'`e una inquietante galleria sulla destra, fortunatamente la corrente non spinge in quella direzione.

Seguono passaggi di III+ IV forse IV+ divertenti, il paesaggio `e bello ma non bisogna distrarsi troppo a causa dei troppi tondini e rifiuti ferrosi.

Piu` o meno a questa altezza faccio una prima cavolata. Prendo una morta non molto definita, a causa di una pietra nascosta non ci entro bene e faccio un tratto di pochi metri al contrario, ma dietro c'e` un buco che mi gira e finisco su un massone.
Capocciata e Eschimo, nessuna conseguenza.

Continuiamo a fare i vari passaggi. Marco ha riacquistato la memoria e si rivela una buona guida.

In piu` di una occasione discute con me i passaggi che ispezioniamo e di solito il discorso finisce nello stesso modo:

Marco: "Allora lo fai?"

Io: "Beh, ci provo"

Marco: "No! non esiste il verbo provare! Lo fai o non lo fai!"

Io: "ok, lo faccio"

E cosi il fiume scorre veloce e divertente, veramente molto bello, acqua fredda, pendenza, l'aria sottile della montagna sopra i 1500 metri, il verde delle conifere e i massi di granito.

Tutto molto appagante.

Si arriva finalmete all'ultimo ponte, ricordo bene questo ponte nei racconti Zen di Fabio Corvino. Da qui in poi se si prosegue si va fino alla centrale, il fiume si ingola, le difficolta` aumentano e non `e possibile abbandonare. A rincarare la dose arriva la (giusta) ossarvazione di Marco: "questo tratto lo danno come quarto / quinto... finora il quinto non si `e visto... quindi...."

Ed eccolo il quinto giusto a poche centinaia di metri dallo sbarco. un salto sporco che porta in un imbuto.

Questo tratto viene descritto a seconda dell'esperienza di chi racconta e dei livelli come :

"impraticabile",

"imbuto pericoloso",

V+++,

V,

"`e bastardo ma si fa",

Nella mia scala `e  "MMMMMMMMMMinkia!" (la M multipla si pronuncia come un muggito)

Danilo lo fa senza aspettare che ci si organizzi con le sicure, comunque va bene anche se il tratto tra il salto e l'imbuto lo fa tutto  su un fianco lottando per non capovolgersi.

Quando fa l'imbuto noto che rimbalza su un pietrone che `e nascosto dall'acqua e mi dico che arrivare li capovolto non sarebbe bello.

A questo punto parte il solito dialogo gia` menzionato con Marco. Il buon senso sta urlando di trasbordare ma purtroppo non gli do retta.  Parto, arrivo al primo salto, bisognerebbe prenderlo da destra ribalzando su una pietra e atterrando dando pancia sinistra alla lingua.

Purtroppo arrivo  troppo centrale (NB avro` sbagliato di 50 cm) arrivo giu` sul salto ma nonostante la pancia sia giusta vengo ribaltato, faccio giusto in tempo a mettermi in posizione di sicurezza che sono gia` dentro l'imbuto... TUMP il pietrone in testa, ma il mio favoloso casco nuovo non si muove di un millimetro. cerco di fare l'eschimo, ormai sono uscito fuori dalla rapida ma non mi viene e sono senza fiato. Con mio grande dispiacere stappo. sono nel laghetto ma ho proprio bisogno di respirare.

Arriviamo agli ultimi due passaggi, con tanta acqua li si formano dei buchi poco carini dove c'`e gente che ci ha fatto brutti bagni. Marco va ad ispezionare e dice che non ci sono problemi, Danilo forse mi vede provato e mi dice che apre lui, ma io in un moto di orgoglio vado avanti, in effetti il livello `e basso e non da problemi. Arriviamo allo sbarco e penso guardando la griglia della centrale che qui anni fa Fabio perse una pagaia e distrusse una canoa. Penso che forse allora i tempi non erano ancora maturi per lui e ringrazio di aver fatto questo bel tratto solo ora e con la mia docile barca da creek.

 

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